Il piacionismo papale è critica, sopra tutto dei plauditores

Al direttore - Un dubbio m’attanaglia. Non è che quell’Isotta su Pappano che c’è in terza pagina fosse destinato pure quello al Corriere, e Melloni l’ha censurato?
Maurizio Crippa
Maurizio Crippa
Non è stato censurato. Il Corriere dice che è stato un equivoco sul carattere privato o meno della lettera di monsignor Marchetto. E noi ci fidiamo, ovviamente. Hanno difetti, come tutti, ma sono eleganti.
Al direttore - Più invecchio più sono affascinato dalle infinite pieghe della comunicazione. Stimo Alfonso Berardinelli (che non conosco personalmente ma il fatto di scrivere sul Foglio per me è certificato di qualità). In questi ultimi tempi ha scritto due pezzi molto duri su Massimo Recalcati (che invece conosco e stimo moltissimo, come professionista e come uomo). Che un critico letterario "critichi" i libri altrui è ovvio, sarà il lettore a decidere dove sta la verità, non certo io che oltretutto non sono culturalmente all'altezza per inserirmi. Come uomo Massimo Recalcati è un vero liberale, almeno come lo intendo io, dove intolleranza e invidia sono assenti.
Riccardo Ruggeri
Riccardo Ruggeri
Migliore teste a favore non poteva sognarlo, il Recalcati. D’altra parte io ero auditore alle splendide lezioni filosofico-teologiche di un gran benedettino, che stimo immensamente, e lui mi ha rifilato in una mezza dozzina di occasioni citazioni di Umberto Galimberti, da me considerato un ideologo senza importanza. Succede che persone stimabili dissolvano scandalosamente giudizi, che restano (a occhio e corce) e pregiudizi (anche quelli li coltiviamo, ma è umanamente comprensibile). Grazie.
Al direttore - C’era una volta sul pianeta Concertativo di Sindacalla la guerra dei due Sergi. Re Sergio di Trinacria schierava cavalleggieri e fanti di Via Po a sostegno della concertazione come politica, mentre Sergio il Cremonese, forte degli alabardieri e dell’artiglieria campale di Corso d’Italia (e dintorni), difendeva la concertazione come metodo. La guerra durò oltre due decenni senza che nessuna delle due parti prevalesse sull’altra, finché dalle sponde di un fiumiciattolo toscano si levò una voce di bimbo: “La concertazione non è!”. Fine della storia.
Valerio Gironi
Valerio Gironi
Al direttore - Barbarico amico del Foglio e ratzingeriano sublime, Giovanni Lindo Ferretti nel magnifico racconto di un incontro con l’Emerito, su Avvenire di ieri, non le manda a dire a chi, in nome di Benedetto e con “rimostranze intellettuali”, predica ora contro il “Papa che piace troppo”. Bel confronto, non le pare?
Franco Pani
Franco Pani
Giovanni associa il giudizio sul Papa che piace troppo, di cui abbiamo il copyright la Piemme e gli autori di un libriccino, allo “sparlare”. Forse si riferisce a Socci, che ha risollevato anche lui quel giudizi in un contesto stroncatorio (il Papa non è il Papa, il Papa è un altro, l’emerito). Se è così va quasi bene. Se si riferiva ai miei critici argomenti, lo mando a quel paese. Con baci.
Al direttore - Bonanni guadagna più di Obama. Sarà colpa del liberismo. (L’ho letta su Facebook, non potevo non sottoporgliela)
Sebino Caldarola
Sebino Caldarola
Del turbo-liberismo.
Al direttore - In merito all’articolo di Angiolo Bandinelli, “Crudeltà per il gay” (30 ottobre 2014), noto che la castità, per un cristiano, etero od omo, non è affatto un divieto, ma una libera scelta di piena comunione con Dio così come l'amore e la fedeltà sponsali fra un uomo e una donna. Sgombriamo quindi il campo da malintesi fuorvianti. Concordo invece con Bandinelli nel condannare l’incultura del non rispetto. Ma non concordo più se si individua la medicina di tale incultura nella cosiddetta ideologia del gender. Perché una cosa è dovere rispetto per la sfera privata di ognuno; altra cosa è pretendere che quel rispetto si trasformi in affiliazione alla suddetta ideologia. Giudico infatti lecito pensare che il bene comune è altrove. E per fortuna il Foglio, quasi solitario, non fa sentire soli noi dissenzienti.
Paolo Nello
Paolo Nello
Sul grande Angiolo vorrei tornare. La sua lettera è civilissima. Grazie.
Al direttore - Repubblica ha pubblicato un articolo del professore Ziparo che si conclude con l’appello a cancellare subito lo Sblocca Italia e il disegno di legge Lupi. A sostegno della tesi, il professore ha esposto anche dei dati sul cosiddetto consumo di suolo. Mentre Settis, in questi casi, si affida all’Ispra, per Ziparo, invece, la fonte è il docente di Urbanistica dell’Aquila Bernardino Romano, secondo il quale l’ingombro dell’edificato è di oltre 70 mila chilometri quadrati – circa un quinto dell’intero territorio – ed è pari al doppio di quella registrato venti anni fa. Cambiando la fonte, cambiano drasticamente anche i dati dal momento che, secondo le stime dell’Ispra, i kmq di suolo coperti sono 17.750 nel 1996 e 21.890 nel 2012. Ma questa è la scelta editoriale più agevole visto che con pochi numeri evocativi – anche se non confrontabili con quelli richiamati in precedenza nello stesso giornale – si aumentano, almeno, le visualizzazioni in rete. Poco importa se al grido “al Lupi al Lupi” si lascia dolosamente nel limbo il confronto sui modi per gestire la complicata eredità dei processi di urbanizzazione dell’ultimo secolo.
Mirko Teramo
Mirko Teramo